Pubblichiamo questa lettera di Giorgio dal carcere delle Vallette, in cui ci racconta l’esperienza sua e di Mattia delle feste natalizie ai Nuovi Giunti. Da notare che la lettera, indirizzata a Nicoletta, è arrivata alle poste di Torino il 30 dicembre, stesso giorno in cui è stata arrestata.

…Salvo godersi l’intervallo – Lettera dal carcere di Giorgio

Cari compagne e compagni,
il presidio di ieri sera è stato apprezzato dai detenuti del Blocco B, sia la buona musica e i saluti, sia i fuochi. Nel pomeriggio del 25 dicembre, con un “tranello”, hanno trasferito Mattia in una sezione diversa, non so quale (forse il Blocco C). Al rientro dal cortile dell’area ci eravamo rifiutati di rientrare in cella. Premessa: giovedì 19 dicembre avevamo fatto una “domandina” per richiedere la “socialità” almeno nel giorno di Natale, visto che nella sezione “Nuovi Giunti” non viene mai concessa. “Socialità” vorrebbe dire stare nel corridoio dalle 17 alle 19 a chiacchierare e camminare. Venerdì 20 dicembre avevamo fatto una seconda “domandina” per poter usufruire del servizio pizza interno (di cui non sapevo l’esistenza), nell’impossibilità da parte nostra di poter fare la spesa settimanale. Ben 10 pizze per la sera di Natale da distribuire tra tutti in sezione (34 presenti). Sabato 21 dicembre per “aiutare” le nostre richieste ci siamo rifiutati di rientrare in cella, così era arrivato un ispettore che, dopo averci ascoltato, se n’era andato con le solite scontate e inconcludenti risposte. Così giovedì 25 dicembre ci siamo rifiutati di rientrare. Dopo i classici “consigli utili” non richiesti dal capo posto per farci desistere e velate minacce, siamo rimasti per una oretta abbondante nel corridoio e siamo rientrati in cella. Con una scusa (telegramma?) dunque Mattia è andato verso la rotonda e non è più tornato, nessun problema l’avevamo messo in conto. Sarà più “utile” in un’altra in un’altra sezione. Nei giorni precedenti parecchi detenuti della sezione volevano partecipare, ma abbiamo preferito non esporli ad inevitabili provvedimenti disciplinari (il famoso, qui dentro, “rapportino” anticamera del consiglio di disciplina).
Qui qualsiasi cosa dici devi farlo nella maniera più semplice possibile, senza vanità, linguaggio chiaro, senza essere contorto. Curiose le argomentazioni per non concedere le pizze, dovevamo prenderne una testa e non potevamo ordinarne dieci in due persone così cercavamo di “comprarci” il consenso della sezione per future proteste. Ma quel che proprio non capivano era che noi due volevamo spendere ben 80 euro di pizze per gli altri prigionieri. Una scena comica e surreale alla rotonda del Blocco B: ispettore, capoposto, cinque o sei guardie ci guardavano stralunati come fossimo dei marziani, non volevano credere a quello che noi volevamo fare. La sezione dove sono, la nona, dovrebbe essere adibita a un servizio di osservazione per i nuovi arrivati, non durare più di 5 giorni, in realtà si sta 20/25 giorni: no TV, no socialità, misere arie dalle 9 alle 10:15 al mattino e dalle 13 alle 14:15 al pomeriggio, tre per volta si va alle docce fino alle 16:30, poi chiusura totale in cella fino alle 8 del mattino successivo. La maggioranza qui non possiede soldi per fare la spesa a malapena comprano tabacco e generi per la pulizia personale. Da Francesca Frediani, che ringraziamo per la visita, abbiamo saputo di Roberto Rosso e un mattino lo abbiamo scorto in un cortile dell’area lontano dal nostro. Ringraziamo la Cassa Antirep. le Alpi Occidentali grazie alla cui “rapidità” possiamo spedire questa lettera: in tutta la sezione non c’era un francobollo. Concludo riportando la frase che Mattia ha scritto sul muro della cella: “non vi è rimedio per la nascita e per la morte salvo godersi l’intervallo”, non so di chi è la citazione.
Un saluto a tutti,
No Tav